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Sicilia da scoprire. Calatabiano e la Calata di San Filippo

Ci sono paesi che si attraversano in pochi minuti e poi, all'improvviso, restano impressi per sempre. Calatabiano è uno di questi. Sta lì, nella Sicilia orientale, tra la foce dell'Alcantara, il mare di Giardini Naxos, le pendici dell'Etna e lo sguardo antico del suo castello. Da lontano sembra un borgo quieto, appoggiato sotto il monte. Poi arriva maggio, le campane chiamano la comunità, le strade si riempiono, e il paese mostra la sua anima più intensa: la festa di San Filippo Siriaco e la spettacolare Calata di San Filippo.

Per chi visita la Sicilia dopo un trekking sull'Etna o una giornata nella Valle dell'Alcantara, Calatabiano è una tappa che racconta bene il carattere di questa parte dell'isola: storia medievale, fede popolare, paesaggi agricoli, mare vicino e una tradizione che non è mai diventata folklore da cartolina. La Calata non si guarda soltanto. Si ascolta, si attende, si sente arrivare.

Un paese tra Etna, Alcantara e mare

Calatabiano si trova in provincia di Catania, in una posizione strategica e sorprendente. Alle sue spalle si alzano i rilievi che conducono verso l'Etna; davanti si apre la costa ionica, con Giardini Naxos e Taormina a pochi chilometri; poco distante scorre il fiume Alcantara, che disegna uno dei paesaggi naturali più affascinanti della Sicilia orientale.

Il paese è dominato dal Castello arabo-normanno, costruito su Monte Castello e legato nei secoli a famiglie nobiliari come i Cruyllas. Da lassù lo sguardo abbraccia la valle, gli agrumeti, il mare e il profilo del vulcano. Non è difficile capire perché questo luogo sia stato per secoli un punto di controllo e passaggio: Calatabiano sta tra mondi diversi, tra la Sicilia interna e la costa, tra le colate dell'Etna e l'acqua dell'Alcantara.

Il centro abitato conserva ancora quella doppia identità tipica dei paesi siciliani ai piedi di un'antica altura: in basso la vita quotidiana, le piazze, le botteghe, le case; in alto la memoria del borgo fortificato, la chiesa, il castello, il sentiero che sale e scende come un filo tra passato e presente.

San Filippo Siriaco, il santo nero di Calatabiano

Il cuore spirituale di Calatabiano batte attorno a San Filippo Siriaco, venerato come patrono del paese. La tradizione lo racconta come un sacerdote delle origini cristiane, inviato ad evangelizzare la Sicilia e ricordato per la sua forza contro il male. Nella devozione popolare, San Filippo è legato a storie di guarigione, conversione e liberazione, fino alla leggenda che lo vede affrontare Satana e uscirne vittorioso.

Da questa memoria nasce anche uno degli elementi più riconoscibili della festa: i nastrini colorati, chiamati "misure", che molti devoti indossano durante i giorni della celebrazione. Rossi, verdi e gialli, richiamano secondo la tradizione i fili della barba con cui il santo avrebbe legato il demonio. Sono piccoli segni di appartenenza, ma durante la festa diventano un linguaggio comune: li vedi al collo, tra le mani, sui vestiti, portati con orgoglio da chi partecipa alla devozione.

La statua del santo, scura e solenne, non è solo un'immagine religiosa. Per Calatabiano è un punto di riconoscimento collettivo. Attorno al simulacro si raccolgono famiglie, confraternite, portatori, anziani, bambini, emigrati che tornano per la festa e visitatori che arrivano per capire perché questo rito sia considerato uno dei momenti più suggestivi del comprensorio ionico-etneo.

La Calata: quando il santo scende dal monte

Il momento più atteso è la Calata di San Filippo, che si svolge tradizionalmente il sabato precedente la terza domenica di maggio. Nel pomeriggio il paese cambia ritmo. Si attende il segnale, la folla si dispone lungo il percorso, gli occhi si alzano verso Monte Castello. La statua, posta sulla vara e portata a spalla dai devoti, scende dalla zona del castello verso il centro abitato.

Non è una processione lenta. È una corsa.

La vara affronta il sentiero ripido, fatto di pietre, curve e gradoni, sostenuta da uomini che conoscono il peso del gesto e la responsabilità del momento. La discesa è rapida, intensa, quasi vertiginosa. La folla segue con il fiato sospeso, perché ogni passo è insieme fatica, fede e controllo. La tradizione racconta che questa velocità richiami la prontezza di San Filippo nello scacciare il male: il santo non avanza, irrompe.

Per chi assiste per la prima volta, la Calata è difficile da spiegare con parole semplici. C'è il suono delle campane, il brusio della folla, l'energia dei portatori, il profilo del castello alle spalle, il sole di maggio che scende sulla valle. E poi c'è il momento in cui tutto accelera: la vara arriva, passa, attraversa il paese e lascia dietro di sé una scia di emozione.

Il Corteo Storico e la memoria dei Cruyllas

La Calata è preceduta e accompagnata da un contesto rituale più ampio. Tra gli elementi più scenografici c'è il Corteo Storico Medievale, che rievoca la corte dei Cruyllas, famiglia legata alla storia del castello e allo sviluppo del borgo. Abiti d'epoca, figuranti, tamburi e riferimenti medievali trasformano il paese in un teatro a cielo aperto, ma senza spezzare il legame con la devozione.

Questo intreccio tra storia civile e rito religioso è una delle caratteristiche più belle della festa. Calatabiano non separa il castello dalla chiesa, il borgo dalla valle, la memoria nobiliare dalla partecipazione popolare. Tutto si tiene nello stesso racconto: il monte da cui il santo scende, la comunità che lo accoglie, le famiglie che tramandano il ruolo dei portatori, la folla che ogni anno torna a occupare le stesse strade.

Per questo la festa non va vissuta come un evento isolato. Prima della Calata conviene arrivare con anticipo, passeggiare nel centro, guardare il profilo del castello, osservare i preparativi. La bellezza del rito sta anche nell'attesa: nei balconi che si riempiono, nei devoti che sistemano le misure, nei gruppi che si ritrovano dopo un anno, nei dettagli che raccontano quanto la festa sia ancora parte viva del paese.

La Chianata: il ritorno verso Monte Castello

La domenica successiva alla festa, secondo la tradizione, si svolge la Chianata: il ritorno del simulacro verso la chiesa del Santissimo Crocifisso al Castello, dove la statua viene custodita per il resto dell'anno. Anche questo momento avviene di corsa, ma con un significato diverso. Se la Calata è discesa, incontro, irruzione del santo nel paese, la Chianata è ritorno, affidamento, risalita verso il luogo alto.

La chiesa del Santissimo Crocifisso al Castello è un luogo importante per comprendere il rito. Si incontra salendo verso il castello ed è considerata l'antica chiesa madre di Calatabiano. Sulla facciata si riconoscono richiami alla storia medievale del borgo, e al suo interno è custodita la devozione a San Filippo Siriaco. La festa, quindi, non è soltanto movimento: è anche geografia sacra. Il percorso tra monte e paese diventa una mappa della memoria collettiva.

Chi riesce ad assistere sia alla Calata sia alla Chianata vede due facce della stessa tradizione. La prima è il momento più noto e spettacolare; la seconda permette di cogliere meglio la continuità del rito, il suo respiro lungo, la relazione tra il paese abitato e il monte che lo protegge.

Calatabiano da visitare oltre la festa

Anche fuori dai giorni di maggio, Calatabiano merita una sosta. Il Castello di Calatabiano è il punto panoramico più riconoscibile: da Monte Castello si domina la piana dell'Alcantara e si comprende la posizione strategica del paese. Il paesaggio cambia a seconda della luce: al mattino il mare si apre verso Taormina e Giardini Naxos, nel pomeriggio l'Etna appare come una presenza più netta, mentre gli agrumeti segnano il disegno agricolo della valle.

Nel centro abitato si possono cercare le tracce della vita quotidiana siciliana: le chiese, le piazze, i vicoli, i piccoli affacci verso il monte. Calatabiano è anche una porta ideale per scoprire altri luoghi vicini: le Gole dell'Alcantara, la costa di San Marco, Giardini Naxos, Taormina, Castiglione di Sicilia e naturalmente l'Etna.

Per questo si inserisce perfettamente nella serie "Sicilia da scoprire": non è una meta da consumare in fretta, ma un luogo da collegare. Dopo un'escursione sul vulcano, una giornata tra i sentieri dell'Alcantara o una visita ai borghi del versante nord-orientale, Calatabiano aggiunge un tassello diverso: quello delle tradizioni popolari, della festa di paese, della Sicilia che si riconosce nei propri riti.

Quando andare e come organizzarsi

La festa di San Filippo si tiene a maggio, con il momento della Calata legato tradizionalmente al sabato precedente la terza domenica del mese. Date, orari e programma dettagliato possono variare di anno in anno, quindi prima di partire è sempre consigliabile verificare gli aggiornamenti pubblicati dal Comune, dalla parrocchia o dagli organizzatori locali.

Durante la Calata il paese richiama molti visitatori. Conviene arrivare con anticipo, parcheggiare senza avvicinarsi troppo alle aree interessate dal passaggio della vara, indossare scarpe comode e rispettare le indicazioni di sicurezza. Non bisogna cercare il punto più vicino a tutti i costi: spesso la festa si comprende meglio restando qualche passo indietro, osservando il movimento complessivo della folla e il rapporto tra il monte e il paese.

Chi vuole fotografare o girare video dovrebbe farlo con attenzione, senza intralciare il percorso dei portatori e senza trasformare il rito in un semplice spettacolo. La Calata è potente proprio perché è vera: nasce dalla devozione di una comunità, non dalla messa in scena per i visitatori.

Una Sicilia che corre, ricorda e resiste

La Calata di San Filippo è una di quelle tradizioni che spiegano perché la Sicilia non si possa conoscere solo attraverso i paesaggi. Certo, qui ci sono l'Etna, il mare, l'Alcantara, il castello e la luce bellissima di maggio. Ma c'è soprattutto una comunità che ogni anno ripete un gesto antico, lo affida ai più giovani, lo protegge, lo espone agli sguardi e allo stesso tempo lo mantiene proprio.

In pochi minuti di corsa si concentra una storia lunga secoli. Il santo scende dal monte, il paese lo accoglie, le misure colorate passano tra la folla, le campane riempiono l'aria, il castello resta sullo sfondo come una sentinella. E in quel momento Calatabiano smette di essere solo un nome sulla mappa tra Etna e Taormina: diventa una Sicilia viva, fisica, emozionante.

Chi arriva fin qui scopre che il viaggio attorno all'Etna non finisce sui crateri. Continua nei paesi, nelle feste, nei sentieri che uniscono pietra lavica, storia e devozione. Calatabiano, con la sua Calata di San Filippo, è uno di quei luoghi in cui la Sicilia non si racconta: si vede correre.

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