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Canyon di neve sull’Etna a maggio 2026

A maggio inoltrato, sopra i 2.500 metri del versante sud, l’Etna non somiglia all’Etna. Somiglia all’Hokkaido. Pareti di neve che superano gli 8 metri di altezza scortano il cammino degli escursionisti, mentre il bianco del manto invernale si scontra con il nero della cenere vulcanica in un contrasto che, da queste parti, non si vedeva da anni. È la fotografia di un’annata eccezionale, raccontata dalle guide che ogni giorno aprono la via verso le quote sommitali, e diventata in queste settimane un piccolo caso mediatico nazionale.

Un maggio fuori dal comune sull’Etna

La stagione 2025-2026 ha consegnato al vulcano un’eredità nevosa che le ultime annate avevano dimenticato. Il passaggio del ciclone Harry, le perturbazioni atlantiche di marzo e i ritorni di freddo di aprile hanno lasciato sopra i 2.500 metri un manto compatto, mediamente di due metri, con accumuli eolici che in alcuni canaloni superano i 6-8 metri. Sul versante sud, dove la lava nera dovrebbe ormai dominare la scena, oggi a comandare è il bianco.

Nelle prime settimane di maggio gli escursionisti che salgono oltre i 2.550 metri si trovano davanti uno spettacolo raro: corridoi di ghiaccio compatto che fendono il paesaggio, piccoli canyon scavati nel manto nevoso, e un silenzio rotto soltanto dal rumore degli scarponi e, più in alto, dal respiro caldo delle fumarole. “La Sicilia, tanta neve non me l’aspettavo. Bella, bellissima.” È la frase ricorrente di chi sale per la prima volta. Una sorpresa che è diventata il filo conduttore del racconto televisivo che il TG1 di Rai 1 ha dedicato all’Etna nelle scorse ore.

I canyon di neve a 2.550 metri

Per capire cosa significhi camminare oggi sull’Etna, bisogna immaginarsi non un sentiero, ma un solco. Le guide hanno aperto, scavato e tracciato veri e propri canyon di neve: corridoi profondi diversi metri, con pareti verticali di ghiaccio e cristalli che riflettono il sole, all’interno dei quali si snoda l’unica via possibile verso le bocche sommitali. Camminarvi dentro è un’esperienza che restituisce all’escursionista una sensazione di scala completamente diversa: ci si sente piccoli, le pareti torreggiano, la luce filtra dall’alto.

Il colpo d’occhio è inaspettato proprio perché siamo in Sicilia, in maggio, a poche ore di auto dalle spiagge. Si parte la mattina dalla costa con venticinque gradi e si arriva a quota 2.550 a camminare tra muri di neve che, in certi punti, raggiungono e superano gli 8 metri. È questa contraddizione — tipica solo dell’Etna, dove il vulcano e il mare convivono a pochi chilometri di distanza — a rendere il cammino di queste settimane un’esperienza fuori catalogo.

“Un paesaggio sicuramente nipponico”: il racconto della guida su Rai 1

Il servizio del TG1 ha dato voce alle guide che ogni giorno conducono i visitatori in quota. Tra queste, la testimonianza di Nuccio Faro, guida vulcanologica dell’Etna, ha sintetizzato in poche frasi quello che gli escursionisti vivono in prima persona:

“Questo è un anno che l’Etna sta offrendo una spettacolarità in più ai nostri visitatori, perché in tanti non si aspettano di trovare tutta questa neve. Sembriamo qua in un paesaggio sicuramente nipponico, con questi grandi canyon di neve.”

Il riferimento al Giappone non è casuale. Chi ha presente le immagini delle strade della prefettura di Toyama o del corridoio di neve di Tateyama Kurobe — quei muri bianchi alti decine di metri che si aprono ogni primavera tra le Alpi giapponesi — riconoscerà subito l’analogia. Sull’Etna, in scala diversa, sta accadendo qualcosa di simile: la neve, anziché sciogliersi, viene scavata, modellata, attraversata. E nel frattempo, sotto, il vulcano continua a respirare.

GPS, pale e mestiere: così nascono i canyon

Aprire la via, in queste condizioni, non è un lavoro improvvisato. Quando la neve cade in modo così abbondante, i sentieri di alta quota scompaiono completamente: niente tabelle, niente ometti di pietra, niente tracce. Il rischio di perdere l’orientamento, in un ambiente dove le condizioni meteo possono cambiare in pochi minuti, è concreto.

Per questo le guide intervengono con una metodologia precisa, raccontata sempre nel servizio:

“Tramite i punti GPS abbiamo iniziato a scavare per poi far uscire questi fantastici canyon di neve.”

Il principio è semplice nella teoria, faticoso nella pratica: si parte dai waypoint registrati nelle stagioni precedenti, si proietta sul terreno la traccia originale del sentiero, e si scava per riportarla alla luce. Ore di lavoro con pale, escavatori a cingoli, mezzi 4×4 di soccorso e tanto, tantissimo mestiere. Il risultato sono i corridoi che oggi vedete nelle foto e nei video diffusi sui social: non un’opera della natura, ma una collaborazione fra uomo e montagna.

Scialpinismo, vapori e contrasti: cosa si vede a maggio sul versante sud

Mentre molti escursionisti raggiungono le quote sommitali a piedi, c’è chi continua ad approfittare della neve in un altro modo: lo scialpinismo, attività che sull’Etna a maggio è normalmente impensabile e che quest’anno è invece ancora pienamente praticabile sopra i 2.700 metri. Le pelli di foca lasciano la loro traccia nel manto fresco del mattino, mentre più in alto le fumarole liberano colonne di vapore caldo che si stagliano contro il cielo blu.

È in questa convivenza che si capisce davvero perché l’Etna è uno dei vulcani più affascinanti del pianeta. Fuoco e ghiaccio, simultaneamente. Un manto nevoso compatto di otto metri a pochi metri dalle fumarole sommitali a oltre cento gradi. Pareti bianche che lasciano spazio, all’improvviso, a colate laviche scure delle stagioni passate. Un paesaggio dinamico, che nessuna fotografia restituisce davvero finché non lo si attraversa di persona.

Il contrasto cromatico — il bianco del manto invernale, il nero della pomice e della cenere, il rosso delle ossidazioni e il blu intenso del cielo di maggio — è, in queste settimane, una delle immagini più potenti che l’Etna sappia offrire ai propri visitatori. È il motivo per cui fotografi, troupe televisive e curiosi stanno arrivando da tutta Italia.

Quanto durerà ancora la neve?

Le previsioni delle guide e degli osservatori meteorologici locali concordano: con accumuli di queste dimensioni, lo spettacolo dei canyon è destinato a durare fino a giugno inoltrato, e nelle zone più protette dal sole anche oltre. Significa che chi sta pianificando un’escursione sull’Etna nelle prossime tre o quattro settimane ha davanti una finestra rara, probabilmente irripetibile per i prossimi anni.

Va però sottolineato un aspetto: condizioni così particolari richiedono una preparazione adeguata. Non si tratta di una passeggiata, ma di un’escursione di alta quota con manto nevoso compatto, possibili tratti di ghiaccio, pareti instabili e bruschi cambi di temperatura. Affidarsi a guide vulcanologiche autorizzate non è una formalità: è la condizione minima per godersi il paesaggio in sicurezza.

Vivere i canyon di neve con Etna Esagonal Trekking Tour

In questi giorni le nostre escursioni stanno toccando proprio le quote interessate dai canyon. Saliamo lungo il versante sud, oltre il Rifugio Sapienza, per arrivare al cuore di questo paesaggio invernale fuori stagione: ramponi ai piedi, vento sul viso, vapori del vulcano che si alzano alla destra e pareti di neve a perdita d’occhio. È un’esperienza che combina trekking, fotografia e vulcanologia in un solo itinerario, accompagnati da guide che conoscono ogni piega della montagna e raccontano la storia delle eruzioni, della neve, dei nomi dei luoghi.

Se state pensando a una giornata sull’Etna nelle prossime settimane, questo è il momento. La finestra dei canyon di neve non si ripeterà presto: l’estate è alle porte, le temperature in costa sfiorano già i trenta gradi, e i muri di ghiaccio inizieranno lentamente a cedere.

Scopri le nostre escursioni ai canyon di neve sull’Etna: contattaci per prenotare un tour guidato sul versante sud con partenza dal Rifugio Sapienza e arrivo alle quote sommitali. Tutte le nostre escursioni sono condotte da guide vulcanologiche autorizzate, con attrezzatura tecnica fornita.

L’Etna non è mai uguale a se stessa. A maggio 2026, è semplicemente più stupefacente del solito.

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